VALLE OCCUPATO 16 settembre 2011
Esiste una generazione di attori, registi, drammaturghi, artisti e tecnici della scena, non ancora abbastanza vecchi da stare fra le vecchie leve d’un tempo, e non abbastanza giovani da non essere passati dentro delusioni e disillusioni, sofferenze, amarezze e vuoti, che è cresciuta con il desiderio e il miraggio di veder accadere quello che sta accadendo al Valle. Una generazione cresciuta nella cultura della sfiducia, passata attraverso le continue voci sulle raccomandazioni, attraverso la certezza dell’assenza della meritocrazia. Una generazione che quindi, pur desiderando ardentemente cooperare, condividere e partecipare ad un progetto comune, ad una comune istanza e con un linguaggio condiviso, si è dovuta nascondere e muovere spesso furtivamente, come se non avesse il diritto di promuovere e creare cultura, come se credesse di dover proteggere il suo piccolo orto solitario, fatto sì anche di soddisfazioni, ma più spesso solo di coltivazioni solitarie, piante inaridite dall’isolamento e dal cibo insipido con il quale il pensiero dominante le nutriva: assenza di dignità, di condivisione e di solidarietà.
Malgrado ciò, questa generazione entra al teatro Valle con stupore, amore e fede.
Entro, con un lieve fremito nel cuore. Mi siedo e spesso piango, un po’ di nascosto, perché mi commuovono gli sguardi, mi commuovono le speranze e mi scalda l’anima la competenza e la determinazione. Come se una voce dentro di me dicesse: lo dicevo io che c’era! E in quei momenti divento la più piccola di tutti, ma mi lascio cullare dalla poltrona rossa, mia e di tutti, dal soffitto nostro, dall’odore degli altri. Capita che il sentimento di sfiducia con il quale ci hanno sfamati per anni, salti fuori, è abituato a saltar fuori corredato dalle paure che lo hanno civilizzato, e mi sussurra di non credere, ma non lo voglio ascoltare adesso. Adesso che il Teatro è davvero di tutti.
Sono felice che questo stia accadendo in Italia, paese bistrattato, abusato, maltrattato e palcoscenico di orrori politici quotidiani. E sono felice che questa dimostrazione di giustizia, di competenza, di organizzazione e di dignità, venga dalle lavoratrici e dai lavoratori dello spettacolo italiani; finalmente un fondato motivo di orgoglio di farne parte. Grazie
Con il cuore